APPLICAZIONE DEI FITOFARMACI
AD EMISSIONE CONTROLLATA®

L'AREA BIOCIDA

Il fenomeno della diffusione appena descritto sarebbe all'origine, come abbiamo visto, dello spostamento della sostanza attiva dal deposito iniziale verso la porzione di tessuto vegetale o terreno confinante con il suo perimetro con andamento centrifugo verso aree non raggiunte dal deposito. In diversi esperimenti è stato osservato infatti l'effetto letale della sostanza attiva su acari, insetti e spore che non erano stati raggiunti dal deposito iniziale. Il materiale bibliografico relativo a questo specifico aspetto può essere richiesto all'autore.

L'area non coperta dal deposito nella quale si osserva la piena efficacia del prodotto è chiamata area biocida dall'inglese biocidal area.

Ragionando in termini di superfici trattate, si desume da ciò che se un dato deposito di sostanza attiva realizza un'azione oltre il suo perimetro allora la dose che noi abitualmente distribuiamo su un ettaro coprendolo completamente dovrebbe essere efficace su un'area maggiore. Questo equivale a dire che per realizzare un trattamento efficace su un ettaro è sufficiente una dose (g/ha) più bassa rispetto a quella indicata in etichetta.

Le dosi indicate in etichetta (infatti) non possono tenere conto del fenomeno della diffusione perché sono state calcolate utilizzando sistemi di applicazione che prevedono la completa copertura del bersaglio. Da un punto di vista teorico, in questa condizione, è più difficile evidenziare fenomeni diffusivi poiché tutta la superficie è coperta.

A questo proposito osserviamo che, nelle prove di registrazione dei fitofarmaci in cui viene definita la dose di etichetta, gli sperimentatori dell'industria chimica utilizzano mezzi a spalla su piccole parcelle molto uniformi nelle quali le applicazioni sono normalmente molto accurate ed è possibile raggiungere elevati indici di copertura della superfice vegetale.

Un esempio dell’importanza di questo aspetto emerge da uno studio realizzato con due fungicidi di contatto da cui emerge che l’ effetto della gocciolina di fungicida si estende oltre l’impronta del deposito per una distanza pari a 1,29 mm nel caso del mancozeb e di 1,02 mm nel caso del chlorthalonil distanze alle quali le ascospore di Mycosphaerella fijensis non riescono a germinare sulle foglie di banano (Washington, J.R. Relation between the droplet density of  two protecting fungicide and the germination of Mycosphaerella fijiensis ascospores on banana leaf surfaces Pesticide Science, 50, 233-239 (1997).  Allora possiamo provare a fare qualche calcolo: se dovessimo coprire completamente una superfice di 1 cm quadro con delle goccioline di 250 micron sarebbero necessarie ben 2.040 goccioline. Ma se consideriamo il raggio d’ azione del mancozeb allora ne basterebbero soltanto 30.

Usiamo un po’ d’immaginazione e pensiamo a trasferire questi risultati in un trattamento in pieno campo.

Per esempio, se su un ettaro pensiamo di usare un volume di sospensione di 200 litri immaginiamo di suddividerlo in goccioline perfettamente uguali aventi tutte un diametro di 250 micron. Otterremo così un numero di goccioline pari a 24.446 miliardi di gocce. Se l’estensione del raggio d’ azione del fungicida non esistesse e cioè se la superfice protetta fosse pari a quella esattamente coperta dalle goccioline riusciremmo a coprire soltanto 1.199,98 m2 cioè poco più di un decimo di ettaro!

Se invece consideriamo l’estensione del raggio d’azione del mancozeb di 1,29 mm emersa dallo studio allora le cose cambierebbero un bel po’ perché la superficie aumenta con il quadrato del raggio. Attraverso un calcolo piuttosto semplice vedremmo allora che la superficie che riusciremmo a proteggere si estenderebbe a ben 100.685 m2 cioè oltre 10 ettari!

Quindi da questo semplice calcolo vediamo che, nel caso del mancozeb qui considerato, grazie all’estensione del raggio d’azione che noi chiamiamo area biocida, è possibile ottenere una protezione su una superfice 84 volte superiore a quella coperta dalle goccioline.

Ed ecco quindi spiegato il perché è stato sviluppato e costruito il sistema di applicazione ad Emissione Controllata® il cui scopo è quello di ottenere un piccolo distanziamento dei depositi e contare sulla diffusione del fitofarmaco sulla superfice vegetale e sul terreno per risparmiare fitofarmaco e ridurre le dosi di impiego per ettaro.

E per lo stesso motivo è facile comprendere il perché il concetto di bagnare completamente una superfice come se dovessimo verniciarla, così come spesso si è sentito dire, non trova riscontro scientifico.

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